Era il 2011, piccoli passi verso la riduzione di emissioni CO2 in Italia
Ho ripescato un vecchio articolo pubblicato verso la fine del 2011 che riguarda un riassunto di un' audizione della Commissione della Camera dei Deputati Ambiente, Territorio e Lavori pubblici, perchè riporta sinteticamente quelli che erano allora i punti di partenza e i piccoli passi fatti verso la riduzione delle emissioni di CO2 e lo sviluppo di fonti di energia alternativa rinnovabile.  Con l'auspicio di non dimenticarci delle premesse e ritornare a rincorrere facili ritorni economici immediati.
 
 
Audizione della Commissione VIII della Camera dei Deputati Ambiente, Territorio e Lavori pubblici - Novembe 2011
 
Nel mese di novembre 2011 si è tenuta l'audizione del Presidente Enrico Giovannini della Commissione VIII della Camera dei Deputati Ambiente, Territorio e Lavori pubblici riguardo le politiche ambientali in relazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. 
Giovannini ha fornito un quadro di  riferimento ampio ed utile a definire il disegno delle politiche del nostro Paese.
 
In particolare è stato fornito un quadro sull'evoluzione dei consumi di energia e sul ruolo delle fonti rinnovabili in Italia, a confronto con le altre maggiori economie europee, proponendo anche considerazioni di carattere economico.
 
L'Italia e gli obiettivi europei di sostenibilità 
 

L' accordo internazionale nel Protocollo di Kyoto del 1997 fissava come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra rispetto al livello del 1990 (per l’Italia, del 6,5%), definendo un orizzonte temporale di 15 anni, al 2012.

 
Tutti i paesi Ue hanno ratificato il protocollo simultaneamente nel 2002, ma già nel 1997 si era già stabilito un obiettivo del 12% di fonti rinnovabili nell’energia primaria per il 2010 (che non è stato raggiunto), mentre per gli obiettivi di riduzione delle emissioni nel 2000 era stato lanciato il Piano europeo sul cambiamento del clima (ECCP).
 
La politica comunitaria su efficienza e inquinamento nell’uso di energia – iniziata con la prima direttiva sugli autoveicoli del 1991 (Euro 1) – ha determinato vincoli ambientali su consumo e produzione sempre più stringenti nell’ultimo decennio, fino agli obiettivi fissati dalla nuova programmazione strategica per il 2020, cosiddetti “20-20-20” (una riduzione delle emissioni del 20%, una quota del 20% delle fonti rinnovabili sui consumi, una riduzione del consumo di energia primaria del 20%).
 
L’Italia ha agito con ritardo, ma negli ultimi anni ha recuperato parte del terreno perduto, sia sulle emissioni inquinanti sia, soprattutto, sul versante delle energie rinnovabili...
 
Le nostre emissioni di gas serra, infatti, fatto 100 il livello del 1990, sono continuate ad aumentare fino a 111 nel 2005. Negli anni successivi è iniziata una riduzione, amplificata dalla caduta dei consumi energetici nel corso della crisi economica, che ha colpito in misura particolare l’industria: il consumo finale di energia è così diminuito da 139 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep) nel 2005 a 134 nel 2007 e poi a 121 nel 2009, molto probabilmente risalendo nel 2010 (non sono però ancora disponibili dati di consuntivo). 
 
Contestualmente, il livello di emissioni è sceso da 107 nel 2007 fino a 95 nel 2009, mentre i consumi da fonte rinnovabile sarebbero saliti da circa 12 a oltre 16 Mtep, e da una quota del 5-6% sui consumi finali lordi (che incorporano il fabbisogno del settore energetico) a oltre il 9% nel 2009, in linea con la media Ue.
 
In effetti, tra il 1999 e il 2009, la quota delle energie rinnovabili sul consumo finale di energia è aumentata in tutti gli Stati dell’Unione: l’incremento è stato particolarmente marcato in Paesi quali la Danimarca (dall’8% al 17%), la Svezia (dal 27% al 34%), la Germania (dal 2% all’8%) e il Portogallo (dal 13% al 19%). In Italia la crescita è stata di minore entità (+3,8 punti percentuali, da 5,7% a 9,5%), ma leggermente superiore rispetto all’incremento medio europeo (+3.6 punti) e concentrata negli ultimi anni.
 
Rispetto agli obiettivi fissati per il 2020, l’Italia si è data un traguardo meno ambizioso rispetto a quello medio dell’Unione – il 17% contro il 20% - e, pertanto, dovrà incrementare la propria quota di rinnovabili di circa 7,5 punti percentuali, contro gli 11 punti percentuali della media degli altri Paesi.
 
Secondo i dati del GSE, la potenza elettrica installata da fonti rinnovabili è cresciuta da 18,3 GW nel 2000 a 22 nel 2007, fino a oltre 30 GW nel 2010. 
 
Nel confronto europeo, nella produzione elettrica da rinnovabili l’Italia si attesta in quinta posizione, immediatamente a ridosso di Francia e Svezia (entrambi i paesi con una produzione idroelettrica superiore) e di circa il 30% sotto la Spagna (96TWh) e la Germania (oltre 100TWh), che hanno investito maggiormente nel solare, nell’eolico e, nel caso tedesco, nelle bioenergie.
 
Nel complesso, l’incidenza delle fonti rinnovabili sui consumi elettrici ha raggiunto il 22,4%, che rende l’obiettivo specifico nazionale di una quota del 27% nel 2020 decisamente alla nostra portata. D’altro canto, l’obiettivo generale di un -17% dei consumi energetici da fonti rinnovabili e quello di riduzione dei consumi primari appaiono meno facilmente raggiungibili.
 
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